Storia del Torneo di Natale
Ho disputato il mio primo torneo di Natale il 19 dicembre del 1982. Era il terzo torneo della mia carriera, ma i primi due erano stati dei tornei regionali con una affluenza media di una trentina di giocatori. Il Torneo di Natale aveva chiamato a Milano (nell’oratorio della Chiesa di via MacMahon) più di cento giocatori, da tutta Italia. All’epoca i tornei a carattere nazionale che potevano permettersi così tanti giocatori extraregionali erano davvero pochi. Il Primavera di Genova era uno di quelli, il Città di Roma ed ovviamente i Campionati Italiani. E’ evidente dunque che il Torneo di Natale era una delle poche date all’anno dove i migliori giocatori della penisola potevano affrontarsi l’uno contro l’altro.
La prima edizione del torneo è stata disputata nel 1978 e a dimostrazione di quanto detto sopra, non fu un lombardo ad aggiudicarsela ma il genovese Stefano Conzi. L’anno seguente il trofeo andò ancora a Genova, grazie al successo del giovane Davide Massino, che negli anni a seguire sarebbe diventato uno dei giocatori più titolati di in Italia.
Da un campione all’altro, nel 1980 è il più grande di sempre Renzo Frignani, non ancora maggiorenne, ad aggiudicarsi il titolo, iniziando un decennio che per lui sarà ricco di soddisfazioni e titoli (italiani, europei e mondiali). Nel 1981 replica di Massino, mentre nel 1982 (il torneo di cui ho scritto in apertura) è finalmente un lombardo a vincere il torneo più lombardo che c’è. Adriano Potecchi colma la lacuna e non contento bissa il successo anche l’anno successivo, battendo in finale il torinese Marco Baj, un altro fenomeno dell’epoca e una sorta di eterno secondo del torneo.
Nel 1984 Massino concede addirittura il tris, in una edizione un po’ sottotono. Sono anni difficili quelli, anni nei quali i videogames sembrano distogliere l’attenzione dei giovani ed il movimento ne risente un po’. Dai cento e passa iscritti di due anni prima, si scende ai 35 dell’edizione 1984. Ma si va avanti lo stesso e l’anno successivo, il numero di iscritti non sale, ma almeno non scende. E’ l’edizione che vede il successo di Emanuele “Mamo” Funaro, un altro milanese dopo Potecchi ad aggiudicarsi il titolo.
Dopo aver cambiato sede praticamente ogni anno, dal 1986 al 1989, la sala dell’oratorio il Piazza Perucchetti (famosa a Milano per la caserma) ospita il torneo, che pian piano pare rilanciarsi. E’ Antonio Aloisi di Pescara a vincere in quell’anno, vero e proprio anno di grazia per il giocatore, capace anche di giungere in finale ai campionati italiani.
Finale dei campionati italiani e vittoria al Natale anche per Funaro nel 1987, in una edizione letteralmente dominata dal meneghino, con un numero di partecipanti tornato a salire (una cinquantina) anche se qualitativamente non eccelso (complice la collocazione nel calendario, quantomeno un po’ azzardata, mercoledì 23 dicembre). Nel 1988 successo per Stefano Scagni, altro milanese, ma della nuova generazione. E’ quella la prima finale con Mario Corradi. I due, usciti alla ribalta nella seconda parte degli anni ottanta, si affronteranno in mille finale di tornei, regionali e nazionali.
Il 1989 è comunque l’anno del rilancio definitivo del Torneo. Si torna a sfiorare i 100 iscritti, inclusi una ventina di esordienti assoluti, che oltre a disputare un torneo a parte, sembrano dare nuova linfa per il futuro del movimento, soprattutto in Lombardia. A vincere è un altro nome storico del firmamento del calcio da tavolo italiano e mondiale, Mario Baglietto di Bari. L’enorme numero degli iscritti, per l’epoca, unita ad una inadeguatezza del materiale, fecero sì che quella edizione finì alle dieci di sera, un record poco invidiabile e mai più ripetuto.
Il 1990 la sede del torneo cambia. Si va alla Cooperativa Vercellese, che ospiterà la manifestazione per 10 stagioni giuste giuste. E’ anche l’anno di una presa di posizione storica dell’organizzazione. La data del torneo, ormai stabilita da anni nello stesso week-end, si sovrappone clamorosamente a quella dei XVI campionati italiani, da disputarsi a Caserta. In realtà la data degli italiani viene fatta slittare due volte, fino a trovare la sua collocazione in concomitanza col torneo meneghino. Il braccio di ferro tra COL e Federazione si risolve in un nulla di fatto, nel senso che i due tornei, complice anche i quasi 1000 chilometri che li dividono, si disputano in concomitanza. E mentre a Caserta il sottoscritto vinceva il titolo italiano (e lasciate che me la tiri un po’!!), a Milano Francesco Patruno di Perugia, un po’ a sorpresa si aggiudicava il Torneo di Natale, battendo in finale l’ancor più sorprendente Alessandro Rossi, famoso più per le cariche dirigenziali che non per la sua carriera agonistica.
L’edizione 1991 vede la presenza di quasi tutti i migliori giocatori in circolazione. Il torneo è anche valido (come l’anno seguente) per il World Ranking. La classifica internazionale all’epoca aveva dei criteri un po’ naif, se così si può dire. Affluenza super (ottanta gli iscritti) e di qualità, ed ancora finale agli italiani e vittoria al Natale, questa volta per sua maestà Renzo Frignani, che mette in fila il sottoscritto, Corradi, Baglietto ed il neocampione italiano Funaro.
Le edizioni 1992, 1993 e 1994 sembrano essere la fotocopia l’una dell’altra. Partecipazione standard (tra i 50 ed i 60 giocatori), livello qualitativo medio e soprattutto steso vincitore, Mario Corradi, le prime due volte anche stesso avversario in finale, Scagni. Nel 1994 a dire il vero la qualità è ottima, se è vero che un Willy Hoffman (sei volte campione europeo) viene eliminato ai sedicesimi, ed il finalista risponde al nome di Baglietto.
Il 1995 è il primo anno dell’era FISCT. La scissione dei retrogradi dell’aicat, spezza il movimento ed il torneo subisce un calo di iscritti notevole. L’edizione va a Stefano Scagni. La Lombardia, a parte proprio Corradi, resta unita, quindi la qualità del torneo resta su livelli ottimi.
Il 1996 è l’anno dell’outsider Roberto Iacovich di Trieste ad aggiudicarsi il titolo, dopo una finale con il sottoscritto, che cederà in finale anche i due anni seguenti, in quello che è uno dei crucci più grandi della carriera. Nel 1997 si ripropone la finale Scagni Corradi, con successo del primo. Nel 1998 il titolo resta in Lombardia, ma esce da Milano, andando verso Bergamo. E’ il giovanissimo (ancora minorenne) Efrem Intra a vincere il torneo, spiccando definitivamente il volo anche tra gli Open, dopo aver fatto incetta di titoli tra gli under 15 e gli under 19. Il 1999 vede l’ultimo torneo disputato alla Cooperativa Vercellese, e vede una nutrita presenza da fuori Lombardia. Il torneo va ad un altro mostro sacro dal calcio da tavolo mondiale, Stefano De Francesco di Perugia.
Nel 2000, il torneo è ospite di della manifestazione Giochi Sforzeschi, olimpiadi (questa la dicitura usata dagli organizzatori) di tutti quei giochi/sport dove la parte intellettiva a il sopravvento. Così fianco a fianco con scacchi (il prestigioso Trofeo Crespi), dama, bridge, carrom, anche il calcio da tavolo è inserito in questa sorta di fiera, in pieno centro di Milano. La collaborazione continuerà sino al 2003. L’edizione del 2000 vede il bis di Intra (ancora il tormentone finale agli italiani e vittoria al Natale), ma soprattutto si assiste alla prima edizione del torneo a squadre, che non ottiene un grosso successo numerico (solo 5 squadre presenti), e vede il successo dei “padroni di casa” dello Stella Artois.
Nel 2001 è Paolo Finardi di Torino a vincere, battendo in finale il reggiano Saverio Bari, che in seguito diventerà un mattatore del torneo. E quella l’edizione con il minor numero di iscritti in assoluto (27, di cui appena 7 lombardi). Il torneo a squadre (ancora 5 ai nastri di partenza) è vinto a sorpresa dal ACS Bergamo, capaci di battere uno spento Stella Artois, in uno dei momenti più duri della propria storia. Ed è proprio uno degli artefici di quel successo, Alex Iorio di Milano, ad aggiudicarsi l’edizione 2002, mentre lo Stella Artois vince il torneo a squadre.
Dal 2003 al 2005 il Torneo ha un indiscusso dominatore, Saverio Bari di Reggio Emilia. Tre vittorie battendo in finale nell’ordine Marco Perazzo di Torino, Corradi e Iorio. I tornei a squadre iniziano a prendere più piede, ed il numero di squadre iscritte sale di anno in anno. Si va dalle sette del 2003 alle dodici del 2005.
Dal 2004 sino all’edizione dello scorso anno, i tornei si disputano nella nuova sede di Sesto San Giovanni, che ha accolto i tornei federali della Lombardia per quasi sei anni e che recentemente ha chiuso i battenti. I tornei a squadre del 2003 e 2004 vanno allo Stella Artois, mentre dal 2005 inizia l’egemonia, ancora in corso del CCT Black and Blue di Pisa
Nel 2006 il Torneo ritrova il lustro di un tempo definitivamente. 14 squadre e 102 giocatori, sono lo specchio di un movimento, sicuramente invecchiato, ma in continuo fermento. Il numero di iscritti mette a dura prova le capacità organizzative degli organizzatori. Si chiude la domenica sera dopo le otto (erano anni che un torneo in Lombardia non finiva così tardi), complice una sequela di prolungamenti di tante partite. L’edizione viene dominata in lungo e in largo da Massimo Bolognino di Napoli, il campione per antonomasia degli anni 2000.
E siamo all’ultima edizione disputata ad oggi (la trentesima), quella del 2007. Le squadre iscritte sono salite a 17, ed i giocatori complessivi tra sabato e domenica 138. Numeri da capogiro. De Francesco concede il bis del 1999, battendo in semifinale e finale due plurititolati del torneo, Intra e Corradi.
E siamo dunque alla vigilia dell’edizione numero trentuno. Nel 1982 si è disputata l’edizione numero cinque, io avevo 14 anni, ora ne ho 40, ma quella sensazione che ho avuto quella mattina del 19 dicembre evidentemente mi è rimasta dentro, se è vero che oltre ad averne giocate più di venti, ne ho organizzate 16, di edizioni (e pensare che all’epoca c’era l’eliminazione diretta dal primo turno e tempi da 10 minuti, quindi alle 9, 30 avevo già finito di Giocare).
Il torneo di Natale è entrato nella leggenda del nostro sport. La storia continua, l’albo d’oro si allunga, i capelli imbiancano ed il peso aumenta, ma la voglia proseguire questo percorso è sempre la stessa, senza compromessi e solo nel nome dello sport.