L'Antagonista è colui che irrompe sulla scena e rompe uno schema precostituito immobile certo. L'Antagonista è il nostro subconscio la voce vitale del dubbio che illumina la capacità critica individuale. Perchè la ragione deve tenere sempre conto del suo contrario, di un'altra possibilità. L'Antagonista ci aiuta a lubrificare i nostri pensieri ad allentare la spinta aggressiva a riconsiderare la giustezza e il peso specifico da una visione diversa secondo una luce che mette in risalto sfumature non visibili all'osservatore comune. E' una opportunità mai un limite.


Nugget, odori e ricordi di un calcio da tavolo d'altri tempi

Era la fine dei bellissimi anni ottanta e già trovarlo era pressoché un miracolo, ricordo tornei più o meno seri organizzati in parrocchie con poca luminosità e molta polvere, campi ancora in panno con pelucchi in ogni dove, porte piegate dal tempo e portieri ancora in plastica, piedistalli precari e di diverse altezze e puntine ovunque…
Profumi di allora, di gioventù e sogni di ragazzino; anelito di quell’odore d’infanzia con tutto ciò che ne comporta ora, inaliamo immaginandoci come volevamo essere, come vorremmo essere…
Sappiamo ed è dimostrato che gli odori – senso spesso sottovalutato – vanno a sollecitare proprio gli strati maggiormente sepolti e primitivi legati alle emozioni più intense e profonde, forse perché saltano ancora più delle immagini i registri razionali e tutti i paradigmi e le sovrastrutture sociali provocando emozioni immediate, profonde e avvolgenti.
Oggi non è più subbuteo ma Calcio da Tavolo, abbiamo porte in ferro inamovibili, portieri in ferro fortissimi squadre sviluppate con materiali d’avanguardia in grado di fare cose impensabili solo 10 anni or sono e campi stupendi dritti puliti regolarmente montati su cavalletti di prim’ordine, alcuni anche sponsorizzati e personalizzati, tutti uguali uniformi omogenei, abbiamo una federazione nazionale ed una internazionale…
Oggi abbiamo un calendario da più di cinque anni, sappiamo già che l’anno prossimo cascasse il mondo ci sarà il Major di Bologna, il torneo di Natale (dal 1978, cavolo ha quasi la mia età, mica poco!) la Coppa Italia ad ottobre, la serie A a febbraio e marzo, i Campionati Italiani a giugno, abbiamo tutto quello che ci è indispensabile per programmare una stagione, come nel tennis; qualcuno dice che ci sono troppi tornei (?!), si’certo a livello numerico ce ne sono tanti ma vero è che sono sparsi abbastanza uniformemente su tutta la penisola e soprattutto sono di livello e punteggi assai diversificati; insomma a parte qualche giocatore che in particolari anni della propria vita può permettersi il lusso di andare ovunque, la selezione degli stessi diventa necessaria e assai utile per l’obiettivo che si vuole raggiungere. Un esempio si rende necessario: alla fine degli anni novanta quando ripresi a giocare non me ne importava nulla della classifica nazionale o dei Campionati Italiani o della Coppa Europa, il mio obiettivo era su base regionale e i miei “idoli” necessariamente lombardi. Qualche anno dopo la mia prospettiva era cambiata mi ero ritrovato a competere a livello nazionale quasi per magia e i primi anni ovviamente pompato andavo ovunque ci fosse un torneo; oggi mi affaccio ad una nuova prospettiva più europea se vogliamo…ed è chiaro che alcuni tornei dovranno da me essere scartati, magari quelli regionali magari quelli che ti danno meno punti per l’obiettivo che mi sono dato, del resto non mi si può biasimare se nella mia agenda ho già segnato date quali Mons Bologna e Barcellona.
E tutto questo oltre ad essere naturale permette una selezione più oculata dei tornei ( se l’obiettivo è entrare tra i primi otto per disputare i campionati italiani si preferirà tornei più difficili ma anche in grado di fornire molti più punti in palio; avete mai visto Nastasi frequentare certi tornei? Mica perché è uno snob ma è chiaro che avendo obiettivi di livello mondiale preferisce partecipare a tornei internazionali, dovendo scegliere ovviamente e compatibilmente con tempo e denaro disponibili (ma questo mi sembrava superfluo aggiungerlo, o no?!).
Non c’è molto da rimpiangere di quegli anni a voler ben guardare, è rimasto solo quell’odore di gioventù e quell’innocenza perduta da ragazzino…che non avrebbe potuto immaginare una evoluzione cosi’ imponente di uno Sport autogestito; perché si sa l’essere umano tende sempre a svilirsi ed è un po’ miope; ma i passi avanti fatti in questo decennio sono passi importanti che hanno segnato punti fissi, un benchmark qualitativo ed organizzativo dal quale non si può prescindere ma dal quale si deve invece partire, e i mondiali di Bologna hanno messo una pietra miliare nella storia di questo Sport, che per quanti non se lo ricordassero ha già un trentennio di storia, mica bruscolini!!!

by Alex Iorio