L'Antagonista è colui che irrompe sulla scena e rompe uno schema precostituito immobile certo. L'Antagonista è il nostro subconscio la voce vitale del dubbio che illumina la capacità critica individuale. Perchè la ragione deve tenere sempre conto del suo contrario, di un'altra possibilità. L'Antagonista ci aiuta a lubrificare i nostri pensieri ad allentare la spinta aggressiva a riconsiderare la giustezza e il peso specifico da una visione diversa secondo una luce che mette in risalto sfumature non visibili all'osservatore comune. E' una opportunità mai un limite.


Intervista al campione del mondo Giancarlo Giulianini

1. Allora Jack, sul tetto del mondo! Tolte le persone a te piu' care e piu' vicine, a chi lo dedichi? E guarda che voglio un nome non banale...

La premessa di togliere le persone a me più care e vicine è molto dolorosa, comunque sto al gioco e anche se non sembro modesto, dedico questa vittoria a me stesso. Ho picchiato il muso diverse volte ma alla fine ho avuto la tenacia di ripresentarmi, la pazienza e il coraggio per vincere. Credo proprio che Giancarlo Giulianini meritasse questo titolo.

2. Ho qui la tua scheda personale dell'ultimo anno (se no sarebbe troppo lunga!); vediamo vicecampione del mondo vicecampione italiano (per due volte) campione d'Europa e Coppa Italia a squadre, terzo in serie A con un personale 9-1-1 - solo S.Bari ha fatto meglio - Si possono avere altri obiettivi in futuro?

Non hai mai pensato di arrivare nuovamente secondo ed essere ancora vice?
Magari dietro ad un outsider come Verhagen? Perchè un conto sarebbe stata una finale con De Francesco e un conto con Verhagen; e non dirmi che non ti è passato per la mente!?!

Effettivamente l'ultimo anno è stato intensissimo. Comunque direi che gli obiettivi non finiscono mai se solo si ha voglia di continuare. Già dover difendere il titolo mondiale diventa un obiettivo e lo stesso dicasi per la Coppa Europa e la Coppa Italia a squadre. Insomma siamo solo all'inizio.
Ci ho pensato...eccome se ci ho pensato!! E' dalla finale di Namur '98 contro Delogne che penso a quel secondo posto. E anche se cercavo di non darvi importanza è stato il mio incubo fino a Bologna. Ma paradossalmente nell'anno in cui avevo preparato meno il mondiale, (causa intenso lavoro), l'incubo si è trasformato in una stupenda favola sportiva. Non svegliatemi, grazie.


3. Cambiano materiali, la gente si scanna per qualche centimetro del portiere, va in paranoia per la troppa offerta di basi sul mercato, quando poi certi tiri non dipendono certo dal materiale o dalle stesse basi; a parte una duttilità ormai riconosciuta sia da un punto di vista tecnico che tattico, quali i tuoi punti di forza?

La differenza di materiali incide fintanto che un giocatore non ha trovato la propria identità. Dopodichè subentrano altre componenti come la duttilità tecnico-tattica, l'esperienza, la fortuna, i nervi saldi e la capacità di saper soffrire in partita. Credo che quest'ultima sia quella che più mi caratterizza unita ad una forte dose di umiltà. Ogni volta che mi è venuta a mancare una di queste due componenti ho sempre perso. A Bologna le avevo.

4. In un panorama cosi' vario di grandi giocatori, troviamone 3 che stimi e 3 che secondo te emergeranno nei prossimi anni.

Le tre persone che stimo. Vincenzo Chiesa di Cesena: non ho mai conosciuto una persona in grado di avvicinare i ragazzini al calcio da tavolo con la sua determinazione, dedizione e pazienza. Ne vorrei mille come lui. Un vero patrimonio per la nostra nazione.
Gianluca Galeazzi di Milano: lo conosco da oltre 15 anni e lo ritengo il simbolo del calcio da tavolo. Lo definirei Mr.Sport. Se ne è fatte dire di tutti i colori ma lui è d'acciaio e continua imperterrito con le sue idee che a qualcuno sono sembrate banali ma che poi si sono rivelate all'avanguardia. Ne vorrei mille come lui. Un vero patrimonio per il nostro sport.
Massimo Conti di Faenza: compagno di mille avventure, con lui ho condiviso tutti gli alti e bassi di questi 19 anni di sport. E' stato l'artefice della mia educazione calciotavolistica. Ce n'è uno solo ed è il mio patrimonio.
Le tre persone che per me emergeranno. Se escludiamo Verhagen e Flores che sono già emersi, direi che da tre nomi passiamo a due e sono italiani.
Daniele Bertelli: ha la grinta del fratello maggiore e si è visto bene anche a Bologna. Stefano Buono: vero e proprio talento puro.

5. Sei titoli all'Italia, mai cosi' in alto; esistiamo solo noi poi il vuoto. Ma da qui si può solamente scendere non solo da un punto di vista numerico ma anche organizzativo (il torneo piu' bello mai visto prima). E cosi' anche tu hai vinto tutto. Dove trovare nuovi stimoli?

E' vero, mai così in alto. Ma non credo che si debba dire che si può solo scendere. Anzi per quanto riguarda il lato agonistico si può ancora crescere cercando di coltivare la categoria U15 che potrà servirci per il futuro e che adesso vede prevalere belgi e portoghesi. Dal punto di vista organizzativo è vero che è stato il miglior mondiale di tutti i tempi (complimenti allo staff), ma guai vederlo come un punto di arrivo, bensì come l'ennesimo punto di partenza per migliorarsi. Lo stesso dicasi per i nuovi campioni del mondo di Bologna. Per ottenere nuovi stimoli bisogna continuare a mettersi in discussione. Chi si ferma è perduto.

6. Quando hai capito che potevi farcela questa volta?


L'incontro più difficile è stato proprio il primo contro l'olandese Thoen. Era la prima partita ufficiale dopo la finale dei campionati
italiani di giugno. Sulla carta non sembrava per nulla difficile ma poi una volta in svantaggio si è rivelata molto faticosa. Non mi era mai capitato di iniziare un mondiale senza vincere la prima, perciò la tensione è salita subito alle stelle. Vinta la seconda contro Klein, mi sono "riposato" nei sedicesimi contro Lampis, e negli ottavi affondo l'inglese Short che aveva già ricevuto le cannonate da Bolognino. Nei quarti di finale la mano si muove con disinvoltura e concludo una bella prestazione anche contro Hanotiaux. In semifinale contro Nastasi la partita è bella ma anche molto tattica e mentre ci dirigiamo verso i piazzati sento l'urlo di Verhagen contro De Francesco e in quel momento capisco che probabilmente sarebbe stata la mia giornata. Non tanto perchè ritengo De Francesco più forte di me (anzi, nelle ultime sfide ho vinto spesso io), ma perchè vedevo nel cammino di Verhagen l'avventura che avevo vissuto io ai mondiali del '98, cioè gran tabellone, finale, spacco tutto e invece...secondo posto di un soffio. E così è stato per lui. Per me invece un trionfo. Finalmente.


Meritato, perchè di campioni come te Jack, dentro e fuori dal campo, non ce ne sono molti in giro...

by Alex Iorio