L'Antagonista è colui che irrompe sulla scena e rompe uno schema precostituito immobile certo. L'Antagonista è il nostro subconscio la voce vitale del dubbio che illumina la capacità critica individuale. Perchè la ragione deve tenere sempre conto del suo contrario, di un'altra possibilità. L'Antagonista ci aiuta a lubrificare i nostri pensieri ad allentare la spinta aggressiva a riconsiderare la giustezza e il peso specifico da una visione diversa secondo una luce che mette in risalto sfumature non visibili all'osservatore comune. E' una opportunità mai un limite.


Intervista a Gianluca Galeazzi
l' intervista è stata rilasciata nei primi giorni dell'anno, antecedentemente alle recenti modifiche regolamentari.

1. So già che questa intervista susciterà molte polemiche ma so anche che è un privilegio che pochi hanno avuto…una intervista tutta personalizzata al giocatore al capitano di uno dei club più gloriosi del movimento al selezionatore della nazionale e al direttore del dipartimento sport…mica poco…ma quanto ti dura una giornata?

Ci sono giornate che non finiscono mai. Considera che inoltre faccio un lavoro che mi assorbe ben oltre le normali giornate lavorative, anche se in determinati periodi mi da più tempo libero di altri. Ed è in quei giorni che la mia attenzione si sposta sul calcio da tavolo. Purtroppo ed è normale che sia così, spesso le cose non coincidono e mi ritrovo nel pieno del marasma lavorativo a dover anche organizzate un appuntamento importante della federazione o una trasferta fondamentale per il club. In quei giorni verrei non esistere e la voglia di mollare tutto o parte del tutto si fa molto viva nella mia mente. Poi basta una soddisfazione, un under 15 che si emoziona o un compagno di squadra che ti fa sentire importante per non dire indispensabile ed ecco che le energie ritornano e continuo per la mia strada. Ma ti posso giurare che è sempre più dura. Uno dei segreti per non scoppiare è il non farsi coinvolgere troppo in beghe personali, come purtroppo fanno quasi tutti. L’ orgoglio va dimostrato in altri modi secondo me. Il ruolo più duro che rivesto è comunque quello di Commissario Tecnico della Nazionale. E’ quello che più di tutti in passato mi ha fatto dire ‘ chi me lo fa fare ? ‘, ma anche qui le soddisfazioni col tempo hanno cancellato le amarezze dovute a certi atteggiamenti di taluni o ai pensieri di altri.

2. Vediamo da dove possiamo partire, dal giocatore: da campione d’Italia a campione del mondo a squadre, ricordiamo in breve almeno tre partite da ricordare della tua splendida carriera.

E’ evidente che le partite più importanti coincidono con i titoli più importanti che ho vinto. In ordine di tempo la prima partita è la finale del Campionato italiano che ho vinto a Caserta nel 1990. Fu quello un torneo incredibile con molti forfait che aumentarono le chances di molti outsiders. Probabilmente io non ero neanche quello, ma alla fine mi sono aggiudicato un titolo pazzesco per quelle che erano le mie aspettative dell’ epoca. Avevo giocato col palermitano Richichi in girone prendendo una scoppola mica da ridere ( 4 – 0 ), ma in finale l’ ho ribeccato convinto che sarebbe stata un’ altra partita , e così è stato. Sono sceso in sala e l’ ho visto tesissimo prima della finale, mi sono detto ‘ Ma come! Ieri mi ha massacrato, eppure è nettamente più teso di me ! ‘ e il fatto mi ha dato una carica enorme. L’ ultimo piazzato da lui sbagliato è ancora un ricordo indelebile e al tempo stesso confuso per l’ adrenalina che ormai mi aveva offuscato la mente. Da quel giorno la mia vita sportiva e non solo la mia carriera non è stata più la stessa. E’ come se avessi concentrato il sapere di sport con tutte le sue sfaccettature in un ora. Il secondo è chiaramente il Mondiale di Namur in Belgio nel 1998. E’ stato quello il primo successo della nazionale ad un mondiale; è giunto un po’ inaspettato e per quello avrà nella storia sempre valore doppio. Da quel giorno di fine settembre il calcio da tavolo in Italia non è stato più lo stesso. La consapevolezza di essere forti ha preso consistenza ed i successi continui avvenuti in seguito ne sono la prova. Ma si parlava di singola partita. Quella con Guimaraes in semifinale è stata di sicuro il ricordo più bello della spedizione sia per consistenza dell’ avversario che per l’ importanza effettiva del punto ottenuto che ci ha proiettato in finale. La partita è stata una agonia, sono andato sotto dopo poco, ho pareggiato alla fine del primo tempo e raddoppiato all’ inizio del secondo. Poi un misto di tenacia, portiere e una bella dose di culo mi ha portato al successo finale. Il terzo momento topico riguarda chiaramente lo Stella Artois … ma è quello che deve ancora succedere. L’ anno prossimo sarò più dettagliato…

3. Da qualche tempo i tuoi risultati personali sono un po’ in crisi, guardacaso da quando ti dedichi anima e corpo ad un ruolo da dirigente nel consiglio. Ovunque ci sia un torneo e un problema chiamano te (curioso il fatto che questo si verifichi anche in campo internazionale, ad esempio qualche anno fà a Montecarlo), difficile quindi passare dalle vesti di organizzatore prima e subito dopo scendere in campo concentrato: cosa non ti fa lasciare la poltrona?

Sarà per un fatto di età ( oramai ho 36 anni compiuti ), ma è indiscutibile che ho sempre più difficoltà a far convivere Gianluca dirigente con quello giocatore. Al tempo stesso non è giusto addossare solo a questo fatto un calo di risultati. Penso conti di più la mia vita personale che mi da meno tempo per concentrarmi sull’ aspetto più strettamente tecnico del nostro sport. A dire il vero la prima parte del 2004 mi ha visto giocare abbastanza bene, per poi effettivamente scivolare in un mezzo anonimato. Dal canto mio ho la certezza un po’ incosciente ed azzardata che ci sarà ancora spazio per me nel movimento nazionale ed internazionale. Nel 1995 mi chiamavano ex giocatore. Tre anni dopo ho vinto un titolo mondiale a squadre e l’ anno dopo quello europeo, raggiungendo vette di gioco mai toccate e neanche sperate. Non è al tempo stesso un caso probabilmente che nel 1998 e1999 non avevo alcuna carica federale. Mah!!!…

4. Quest’anno hai compiuto un capolavoro ai mondiali di Bologna, sia da un punto di vista organizzativo – tutto perfetto – sia sportivo 13 medaglie, sei d’oro, mai cosi’ in alto…e ci hai messo del tuo (al di là delle roventi polemiche sulle tue scelte), hai convocato un giocatore che nell’anno non si era mai fatto vedere (Frignani) ed ha vinto, un altro, Trenta, che non aveva brillato in generale e che ha invece portato il punto decisivo e il “discusso” Giulianini che in generale aveva forse dato meno che in altri anni passati a livello nazionale (al contrario ai mondiali ha sempre fatto benissimo), che ti ha ripagato ancora una volta con la medaglia d’oro e lacrime davvero emozionanti: o sei un guru, uno stratega di questo sport o hai molta fortuna, quale delle due?

Sono un guru! Scherzi a parte è ovvio che anche la componente fortuna ha avuto il suo peso, perché è una delle leggi dello sport e bisogna sempre considerarla. Al giorno d’ oggi si vuole ridurre lo sport ad una scienza esatta, ma è un errore assoluto. Il fascino che ha lo sport è proprio la sua parte casuale, altrimenti sarebbe assurdo competere. Onestamente penso comunque di averci messo del mio in questo trionfo ed è stato uno dei momenti più importanti della mia vita sportiva. A Bologna ho vissuto tre giorni di rara intensità emotiva, che mi ha portato alle lacrime dopo quasi un lustro ( quelle erano lacrime di sconforto in Coppa Europa a Parigi ), e mi ha dato un piacere immenso, oltre ad una consapevolezza nei miei mezzi e nelle mie scelte. Una serie di titoli che non sono passati inosservati anche all’ esterno e tutte le interviste televisive e radiofoniche oltre agli innumerevoli articoli apparsi su ogni tipo di giornale devono necessariamente essere considerati un riconoscimento per il lavoro svolto ed uno sprono per fare ancora meglio nel futuro. La vita del CT in Italia è durissima per il numero di pretendenti e per le aspettative che si hanno ad ogni spedizione. Si è obbligati a vincere sempre. Dal 1998 la squadra Open ha fallito solo una volta ( 2000 ), ebbene quella volta ho vissuto un vero inferno. Il fatto di essere una federazione molto ‘ amichevole ‘ , nel senso che c’ è molto contatto tra classe dirigente e giocatori, anzi il più delle volte coincidono, aumenta il fatto che sia più facile dire la propria sempre e comunque, creando una sorta di caos assoluto, che non fa certo bene a chi deve decidere. Dal canto mio, posso assicurare di aver fatto le mie scelte sempre in assoluta serenità e che quasi mai o avuto ripensamenti, anche se i risultati non fossero venuti.

5. Un po’ di anni fà – in tempi non sospetti - mi dicevi che avremmo dovuto e sicuramente avremmo raggiunto una certa stabilità e importanza senza defezione alcuna nella serie A del campionato a squadre, poi ti saresti dedicato a non averne nella serie B, l’anno scorso c’e’ stata una serie C bellissima oggi si parla addirittura di una D e di una nuova riforma per far entrare tutti questi club di nuova formazione; ancora una volta hai visto lontano…quale il progetto?

Tocchi un tasto dolente, e ad oggi quando rispondo a questa intervista non so ancora come andranno a finire le cose. Ne approfitto per esporre il mio progetto. In realtà è un progetto che non ha nulla di nuovo, in quanto è il normale ridimensionamento stratificato dei valori delle squadre del movimento in base al loro numero. L’ ho fatto con la B , con la C e adesso è giunto secondo me il momento della D. L’allargamento del numero di squadre è di per se una cosa bellissima, ma andrebbe disperso se amalgamati in un'unica serie. A distanza di più di dieci anni la mia idea non è cambiata, e visto i risultati raggiunti dalle altre serie, sarebbe il caso di provare.

6. Del resto ti capita spesso: ad esempio mi parlavi già nel 1999 dei tornei satellite che speravi prendessero piede al più presto e infatti quest’anno ce ne sono stati parecchi sia in Italia che all’estero. Una grossa soddisfazione soprattutto per quanto riguarda la tua idea di sport e una frase che mi è rimasta impressa ( hai mai visto un Canè che vince Wimbledon?), vuoi chiarircela?

Il concetto che ripeterò fino alla nausea è che non c’è sport senza equilibrio. E’ un po’ la variante sportiva del militaresco ‘ soldato solo non fa guerra ‘ . Partendo da questo punto è evidente che una federazione per la quale l’ attenzione principale deve essere rivolta all’ aumento del movimento, deve usare le proprie forze per dare a tutti i giocatori di qualsiasi categoria di merito la possibilità di cimentarsi con dei pari livello. Purtroppo sono anni dove conta solo chi vince e il resto viene relegato a tappezzeria. Guarda in Italia. Per la maggior parte degli italiani conta solo il calcio, nel calcio conta solo il campionato e nel campionato contano solo 4 o 5 squadre. E’ tutto molto triste. La base di tutto sono e saranno sempre gli appassionati che giocano per puro spirito sportivo, non la dozzina di campioni ( e meno male che in Italia ne abbiamo tanti ) che fanno incetta di titoli. I tornei esistono grazie a quei 20, 25 giocatori che vanno pur sapendo di non poter vincere e spesso neanche di piazzarsi. Cosa si fa per loro? Pagano come gli altri, giocano un terzo delle partite e arbitrano il doppio. I tornei satellite li ho creati nel 1994, ma per anni non sono stati presi in considerazione dai vari organizzatori. Poi, ricordo Pinausi nel 2000 decise di organizzarne uno con discreto successo, da lì ho ideato la Coppa Italia Cadetti come appuntamento culmine della categoria ed ora pare finalmente aver preso piede, al punto che addirittura la fistf ha creato la categoria di tornei nel 2003. L’ errore iniziale fu proprio della federazione internazionale che non doveva permettere a chiunque di partecipare ai vari Sucy o Mons e al tempo stesso dedicare una fascia di tornei per i giocatori di categorie inferiori.

7. L’handbook è pieno di altre cose lungimiranti (ad esempio c’è l’opzione nelle varie formule possibili dei tornei di quella svizzera che non ha ancora preso piede in Europa ma che fra qualche anno magari…)…basterebbe leggerlo ogni tanto visto che ce lo abbiamo!! Un po’ come il regolamento: molti lo verrebbero più dettagliato, più particolareggiato magari aggiungendo anche regole non scritte, più burocratizzato e più italianizzato, invece che ispirato alla tradizione anglosassone, che ne pensi?

Purtroppo la vera difficoltà di chi come me ha avuto in questi anni il compito di formulare le varie regolamentazioni del movimento non è tanto il fatto di mettere le cose nero su bianco, quanto di far capire esattamente il senso della regola. Se prendi tutto alla lettera ogni regolamento avrà dei buchi, se invece interpreti il senso della cose, tutto è più semplice. Il regolamento di gioco non è di certo perfetto, ma è quanto di meglio ci sia mai stato e molte polemiche sulle regole nascono in realtà da una mancato concepimento del concetto di fondo della regola. Se per assurdo io ad esempio scrivo che è proibito usare le basi rosse vuole dire che il resto è ammesso, ma se un giocatore asserisce che non puoi usare quelle verdi perché non c’è scritto che si può, capisci che siamo al punto di partenza. Una cosa è certa, troppa gente negli ultimi anni parla senza avere lo spessore critico e sportivo per farlo. In quanto alla formula svizzera, io penso che dovrebbe essere la formula di torneo più adottata. I tornei di scacchi si giocano tutti con questa formula. Garantisce a tutti lo stesso numero di partite e quindi trattiene tutti fino alla fine. Ma la filosofia ‘ calciofila ‘ del movimento italiano non è ancora in grado di assimilarlo.

8. Con il nuovo consiglio appena nato ci sono tante persone e tanti ruoli; non pensi che con cosi’ tante persone e tante teste si possa sprecare tempo ed energie preziose perdendo un po’ in autonomia, essenziale non solo tra le singole parti, ma anche per i singoli progetti?

Quando il Presidente De Francesco mi ha chiamato per espormi il suo progetto di Consiglio allargato a 13 membri, ammetto che ho avuto mille perplessità. Ho accettato perché comunque ho voluto mantenere il mio impegno con i tesserati pur con molte riserve. Fondamentalmente ho risposto a Stefano che non capivo ma mi adeguavo, dandogli fiducia nel fatto che magari potesse vedere cose che avevo difficoltà a vedere. Fermo restando che le persone che fanno parte del Consiglio sono tutte di mio gradimento e per alcune nutro profonda stima, resta il fatto che tredici persone in un consiglio Federale sono forse troppe, ma mi auguro per il bene di tutti di sbagliare. Come concetto io resto fedele all’ organigramma della fistf, che per anni è stato utilizzato anche nella FISCT, con al limite l’ allargamento di ogni singolo Dipartimento ad altre persone non facenti parte del Consiglio. Ad esempio il belga Perdaens da anni tiene la classifica internazionale, ma non fa parte del Board, in quanto e considerato un sottogruppo del Dipartimento Sport.

9. Parliamo dello Stella che è per te un po’ come un figlio: negli ultimi anni vi siete ancora una volta ricompattati riuscendo a vincere molti tornei ma non riuscendo ancora ad essere competitivi nella massima serie, come mai?

E’ una bella domanda che probabilmente come risposta prevede un insieme di domande intermedie. Ma prima di tutto bisogna considerare la reale consistenza attuale dello Stella Artois. Per molti lo Stella è una squadra che appartiene più al passato che al presente, ma si sbaglia di grosso. Tanto per cominciare lo Stella è l’ unica squadra della storia ad aver vinto tornei internazionali schierando due squadre completamente differenti a distanza di dieci anni, è questo conferma l’ esistenza del club nelle alte sfere, anche se negli anni a dovuto rinunciare a molti campioni ormai appagati dalla loro carriera. Ma torniamo al punto in questione, il campionato. Uno dei problemi dello Stella è proprio quello che è obbligato a giocare per il vertice sempre e comunque, e che quindi mal si adegua alle fasce intermedie alle quali per ironia della sorte è costretto negli ultimi 4 anni. E’ evidente comunque che il fattore che manca alla squadre è la continuità. Noi siamo in grado di impattare se non battere i più forti, come purtroppo incappare in passi falsi che tolgono punti alla classifica e morale ai giocatori. Penso che un dato statistico dell’ anno passato rappresenti bene questo fatto: nello scorso campionato abbiamo battuto 2 volte su 2 il Black Rose per giungere dietro in classifica; è chiaro che c’è qualcosa di strano. Penso dunque che la continuità sia la risposta.

10. In Coppa Europa a Vienna si sono viste squadre con la S maiuscola ma senza grandi campionissimi (Mattersburg e Charleroi su tutte); cosa è mancato allo Stella per centrare un risultato storico?

Potrei dire un po’ di fortuna ma minimizzerei troppo la faccenda. In realtà la scorsa Coppa Europa è stata una delle competizioni più affascinanti della storia ed ha riportato a galla dei valori che sembravano dimenticati. Questo penso sia un bene per il nostro sport, anche perché i risultati di Vienna potrebbero e dovrebbero dare nuova linfa a squadre che in qualche modo si sentivano tagliate fuori dalla lotta per il vertice da una corsa un po’ troppo esasperata al successo ad ogni… costo. Lo Stella Artois rientra in pieno in questa logica ed aver riassaporato le zone alte continentali devo dire che mi ha dato un piacere che non assaporavo dal 1999. Ma sto un po’ divagando. Probabilmente la risposta più facile che verrebbe alla gente è che ci sono mancate le palle. In realtà non è stato questo il problema o per lo meno loro ne hanno avute di più, ma quello che il Mattersburgh ha scritto a Vienna è stata una pagina di storia dello sport. Da come era iniziato il match e per tutto il primo tempo sembrava che la vittoria non potesse scapparci, ma poi loro sono stati bravi a prendere l’ inerzia della partita e a farla propria. E’ assolutamente il punto dove bisogna più lavorare all’ interno del club, quello del mantenimento della concentrazione e condizione durante una partita.

11. Nei avrai visti veramente tanti in questi vent' anni, ma citiamo almeno tre top players del passato (o anche attuali) che davvero ti hanno impressionato.

E’ veramente difficile rispondere ad una domanda del genere. Il gioco ha avuto una evoluzione di materiali che ha di molto appiattito le differenze tecniche ( un po’ quello che è successo nel tennis ) ma al tempo stesso a dato ancor più risalto all’ aspetto tattico e mentale del gioco che di fatto poi è sempre stato il tassello più importante nella verifica del livello di un giocatore. Sparerò qualche nome. Le Roi per eccellenza resterà sempre e comunque Renzo Frignani. La semplicità e la risolutezza del suo gioco resterà unica nella storia e il resto lo dicono i titoli vinti. Direi Guimaraes per la capacità di rendere il gioco il più facile possibile. Si può essere ammirati per un giocatore che fa agganci pirotecnici o numeri incredibili, Vasco è il contrario, la sua forza è quella di non dover quasi mai arrivare a fare il numero. Il terzo è Bolognino, che da anni ci delizia con il suo gioco ampio e divertente. In sostanza io adoro chi attacca e Bolognino è incarnazione di questo tipo di giocatore. Fare tre nomi è un po’ poco però e quindi alla lista aggiungerei: la difesa di Scagni, il lancio di De Francesco, il tiro di Di Vincenzo e Cappellacci, l’ intelligenza di Baglietto, la verticalizzazione di Funaro, il portiere di Lenz, l’ entrata di Delogne e Giulianini, il talento puro di Cristian Filippella, l’ enorme capacità di apprendimento di Nastasi, dote fondamentale di chi campione non nasce ma di certo lo è diventato. Dimenticavo la tenacia di ‘ macumbero ‘ Mattiangeli.

12. Da dirigente: progetti per il futuro? E da giocatore ce l’hai un sogno ancora nel cassetto?

Da dirigente i progetti e le speranze che ripongo nel futuro sono sempre le stesse, e cioè il mantenimento di tutto ciò che abbiamo ottenuto in questi anni e soprattutto una maggiore attenzione da parte di tutto il movimento per le categorie minori che in realtà sono il vero motore della di qualsiasi federazione sportiva. E’ chiaro che il sogno definitivo sarebbe quello di poter vedere un giorno la diretta televisiva dei campionati italiani, ma tutto sommato questo sogno oggi è meno lontano che in passato. Da giocatore mi sono ripromesso di far dimenticare la seconda parte del 2004 e soprattutto di dare sempre di più anche come giocatore allo Stella Artois, magari giocando la famosa partita della domanda precedente…

by Alex Iorio