Intervista a Gianluca Galeazzi
l'
intervista è stata rilasciata nei primi giorni
dell'anno, antecedentemente alle recenti modifiche regolamentari.
1.
So già che questa intervista susciterà molte
polemiche ma so anche che è un privilegio che pochi
hanno avuto…una intervista tutta personalizzata
al giocatore al capitano di uno dei club più gloriosi
del movimento al selezionatore della nazionale e al direttore
del dipartimento sport…mica poco…ma quanto
ti dura una giornata?
Ci
sono giornate che non finiscono mai. Considera che inoltre
faccio un lavoro che mi assorbe ben oltre le normali giornate
lavorative, anche se in determinati periodi mi da più
tempo libero di altri. Ed è in quei giorni che
la mia attenzione si sposta sul calcio da tavolo. Purtroppo
ed è normale che sia così, spesso le cose
non coincidono e mi ritrovo nel pieno del marasma lavorativo
a dover anche organizzate un appuntamento importante della
federazione o una trasferta fondamentale per il club.
In quei giorni verrei non esistere e la voglia di mollare
tutto o parte del tutto si fa molto viva nella mia mente.
Poi basta una soddisfazione, un under 15 che si emoziona
o un compagno di squadra che ti fa sentire importante
per non dire indispensabile ed ecco che le energie ritornano
e continuo per la mia strada. Ma ti posso giurare che
è sempre più dura. Uno dei segreti per non
scoppiare è il non farsi coinvolgere troppo in
beghe personali, come purtroppo fanno quasi tutti. L’
orgoglio va dimostrato in altri modi secondo me. Il ruolo
più duro che rivesto è comunque quello di
Commissario Tecnico della Nazionale. E’ quello che
più di tutti in passato mi ha fatto dire ‘
chi me lo fa fare ? ‘, ma anche qui le soddisfazioni
col tempo hanno cancellato le amarezze dovute a certi
atteggiamenti di taluni o ai pensieri di altri.
2.
Vediamo da dove possiamo partire, dal giocatore: da campione
d’Italia a campione del mondo a squadre, ricordiamo
in breve almeno tre partite da ricordare della tua splendida
carriera.
E’
evidente che le partite più importanti coincidono
con i titoli più importanti che ho vinto. In ordine
di tempo la prima partita è la finale del Campionato
italiano che ho vinto a Caserta nel 1990. Fu quello un
torneo incredibile con molti forfait che aumentarono le
chances di molti outsiders. Probabilmente io non ero neanche
quello, ma alla fine mi sono aggiudicato un titolo pazzesco
per quelle che erano le mie aspettative dell’ epoca.
Avevo giocato col palermitano Richichi in girone prendendo
una scoppola mica da ridere ( 4 – 0 ), ma in finale
l’ ho ribeccato convinto che sarebbe stata un’
altra partita , e così è stato. Sono sceso
in sala e l’ ho visto tesissimo prima della finale,
mi sono detto ‘ Ma come! Ieri mi ha massacrato,
eppure è nettamente più teso di me ! ‘
e il fatto mi ha dato una carica enorme. L’ ultimo
piazzato da lui sbagliato è ancora un ricordo indelebile
e al tempo stesso confuso per l’ adrenalina che
ormai mi aveva offuscato la mente. Da quel giorno la mia
vita sportiva e non solo la mia carriera non è
stata più la stessa. E’ come se avessi concentrato
il sapere di sport con tutte le sue sfaccettature in un
ora. Il secondo è chiaramente il Mondiale di Namur
in Belgio nel 1998. E’ stato quello il primo successo
della nazionale ad un mondiale; è giunto un po’
inaspettato e per quello avrà nella storia sempre
valore doppio. Da quel giorno di fine settembre il calcio
da tavolo in Italia non è stato più lo stesso.
La consapevolezza di essere forti ha preso consistenza
ed i successi continui avvenuti in seguito ne sono la
prova. Ma si parlava di singola partita. Quella con Guimaraes
in semifinale è stata di sicuro il ricordo più
bello della spedizione sia per consistenza dell’
avversario che per l’ importanza effettiva del punto
ottenuto che ci ha proiettato in finale. La partita è
stata una agonia, sono andato sotto dopo poco, ho pareggiato
alla fine del primo tempo e raddoppiato all’ inizio
del secondo. Poi un misto di tenacia, portiere e una bella
dose di culo mi ha portato al successo finale. Il terzo
momento topico riguarda chiaramente lo Stella Artois …
ma è quello che deve ancora succedere. L’
anno prossimo sarò più dettagliato…
3.
Da qualche tempo i tuoi risultati personali sono un po’
in crisi, guardacaso da quando ti dedichi anima e corpo
ad un ruolo da dirigente nel consiglio. Ovunque ci sia
un torneo e un problema chiamano te (curioso il fatto
che questo si verifichi anche in campo internazionale,
ad esempio qualche anno fà a Montecarlo), difficile
quindi passare dalle vesti di organizzatore prima e subito
dopo scendere in campo concentrato: cosa non ti fa lasciare
la poltrona?
Sarà
per un fatto di età ( oramai ho 36 anni compiuti
), ma è indiscutibile che ho sempre più
difficoltà a far convivere Gianluca dirigente con
quello giocatore. Al tempo stesso non è giusto
addossare solo a questo fatto un calo di risultati. Penso
conti di più la mia vita personale che mi da meno
tempo per concentrarmi sull’ aspetto più
strettamente tecnico del nostro sport. A dire il vero
la prima parte del 2004 mi ha visto giocare abbastanza
bene, per poi effettivamente scivolare in un mezzo anonimato.
Dal canto mio ho la certezza un po’ incosciente
ed azzardata che ci sarà ancora spazio per me nel
movimento nazionale ed internazionale. Nel 1995 mi chiamavano
ex giocatore. Tre anni dopo ho vinto un titolo mondiale
a squadre e l’ anno dopo quello europeo, raggiungendo
vette di gioco mai toccate e neanche sperate. Non è
al tempo stesso un caso probabilmente che nel 1998 e1999
non avevo alcuna carica federale. Mah!!!…
4.
Quest’anno hai compiuto un capolavoro ai mondiali
di Bologna, sia da un punto di vista organizzativo –
tutto perfetto – sia sportivo 13 medaglie, sei d’oro,
mai cosi’ in alto…e ci hai messo del tuo (al
di là delle roventi polemiche sulle tue scelte),
hai convocato un giocatore che nell’anno non si
era mai fatto vedere (Frignani) ed ha vinto, un altro,
Trenta, che non aveva brillato in generale e che ha invece
portato il punto decisivo e il “discusso”
Giulianini che in generale aveva forse dato meno che in
altri anni passati a livello nazionale (al contrario ai
mondiali ha sempre fatto benissimo), che ti ha ripagato
ancora una volta con la medaglia d’oro e lacrime
davvero emozionanti: o sei un guru, uno stratega di questo
sport o hai molta fortuna, quale delle due?
Sono
un guru! Scherzi a parte è ovvio che anche la componente
fortuna ha avuto il suo peso, perché è una
delle leggi dello sport e bisogna sempre considerarla.
Al giorno d’ oggi si vuole ridurre lo sport ad una
scienza esatta, ma è un errore assoluto. Il fascino
che ha lo sport è proprio la sua parte casuale,
altrimenti sarebbe assurdo competere. Onestamente penso
comunque di averci messo del mio in questo trionfo ed
è stato uno dei momenti più importanti della
mia vita sportiva. A Bologna ho vissuto tre giorni di
rara intensità emotiva, che mi ha portato alle
lacrime dopo quasi un lustro ( quelle erano lacrime di
sconforto in Coppa Europa a Parigi ), e mi ha dato un
piacere immenso, oltre ad una consapevolezza nei miei
mezzi e nelle mie scelte. Una serie di titoli che non
sono passati inosservati anche all’ esterno e tutte
le interviste televisive e radiofoniche oltre agli innumerevoli
articoli apparsi su ogni tipo di giornale devono necessariamente
essere considerati un riconoscimento per il lavoro svolto
ed uno sprono per fare ancora meglio nel futuro. La vita
del CT in Italia è durissima per il numero di pretendenti
e per le aspettative che si hanno ad ogni spedizione.
Si è obbligati a vincere sempre. Dal 1998 la squadra
Open ha fallito solo una volta ( 2000 ), ebbene quella
volta ho vissuto un vero inferno. Il fatto di essere una
federazione molto ‘ amichevole ‘ , nel senso
che c’ è molto contatto tra classe dirigente
e giocatori, anzi il più delle volte coincidono,
aumenta il fatto che sia più facile dire la propria
sempre e comunque, creando una sorta di caos assoluto,
che non fa certo bene a chi deve decidere. Dal canto mio,
posso assicurare di aver fatto le mie scelte sempre in
assoluta serenità e che quasi mai o avuto ripensamenti,
anche se i risultati non fossero venuti.
5.
Un po’ di anni fà – in tempi non sospetti
- mi dicevi che avremmo dovuto e sicuramente avremmo raggiunto
una certa stabilità e importanza senza defezione
alcuna nella serie A del campionato a squadre, poi ti
saresti dedicato a non averne nella serie B, l’anno
scorso c’e’ stata una serie C bellissima oggi
si parla addirittura di una D e di una nuova riforma per
far entrare tutti questi club di nuova formazione; ancora
una volta hai visto lontano…quale il progetto?
Tocchi
un tasto dolente, e ad oggi quando rispondo a questa intervista
non so ancora come andranno a finire le cose. Ne approfitto
per esporre il mio progetto. In realtà è
un progetto che non ha nulla di nuovo, in quanto è
il normale ridimensionamento stratificato dei valori delle
squadre del movimento in base al loro numero. L’
ho fatto con la B , con la C e adesso è giunto
secondo me il momento della D. L’allargamento del
numero di squadre è di per se una cosa bellissima,
ma andrebbe disperso se amalgamati in un'unica serie.
A distanza di più di dieci anni la mia idea non
è cambiata, e visto i risultati raggiunti dalle
altre serie, sarebbe il caso di provare.
6.
Del resto ti capita spesso: ad esempio mi parlavi già
nel 1999 dei tornei satellite che speravi prendessero
piede al più presto e infatti quest’anno
ce ne sono stati parecchi sia in Italia che all’estero.
Una grossa soddisfazione soprattutto per quanto riguarda
la tua idea di sport e una frase che mi è rimasta
impressa ( hai mai visto un Canè che vince Wimbledon?),
vuoi chiarircela?
Il
concetto che ripeterò fino alla nausea è
che non c’è sport senza equilibrio. E’
un po’ la variante sportiva del militaresco ‘
soldato solo non fa guerra ‘ . Partendo da questo
punto è evidente che una federazione per la quale
l’ attenzione principale deve essere rivolta all’
aumento del movimento, deve usare le proprie forze per
dare a tutti i giocatori di qualsiasi categoria di merito
la possibilità di cimentarsi con dei pari livello.
Purtroppo sono anni dove conta solo chi vince e il resto
viene relegato a tappezzeria. Guarda in Italia. Per la
maggior parte degli italiani conta solo il calcio, nel
calcio conta solo il campionato e nel campionato contano
solo 4 o 5 squadre. E’ tutto molto triste. La base
di tutto sono e saranno sempre gli appassionati che giocano
per puro spirito sportivo, non la dozzina di campioni
( e meno male che in Italia ne abbiamo tanti ) che fanno
incetta di titoli. I tornei esistono grazie a quei 20,
25 giocatori che vanno pur sapendo di non poter vincere
e spesso neanche di piazzarsi. Cosa si fa per loro? Pagano
come gli altri, giocano un terzo delle partite e arbitrano
il doppio. I tornei satellite li ho creati nel 1994, ma
per anni non sono stati presi in considerazione dai vari
organizzatori. Poi, ricordo Pinausi nel 2000 decise di
organizzarne uno con discreto successo, da lì ho
ideato la Coppa Italia Cadetti come appuntamento culmine
della categoria ed ora pare finalmente aver preso piede,
al punto che addirittura la fistf ha creato la categoria
di tornei nel 2003. L’ errore iniziale fu proprio
della federazione internazionale che non doveva permettere
a chiunque di partecipare ai vari Sucy o Mons e al tempo
stesso dedicare una fascia di tornei per i giocatori di
categorie inferiori.
7.
L’handbook è pieno di altre cose lungimiranti
(ad esempio c’è l’opzione nelle varie
formule possibili dei tornei di quella svizzera che non
ha ancora preso piede in Europa ma che fra qualche anno
magari…)…basterebbe leggerlo ogni tanto visto
che ce lo abbiamo!! Un po’ come il regolamento:
molti lo verrebbero più dettagliato, più
particolareggiato magari aggiungendo anche regole non
scritte, più burocratizzato e più italianizzato,
invece che ispirato alla tradizione anglosassone, che
ne pensi?
Purtroppo
la vera difficoltà di chi come me ha avuto in questi
anni il compito di formulare le varie regolamentazioni
del movimento non è tanto il fatto di mettere le
cose nero su bianco, quanto di far capire esattamente
il senso della regola. Se prendi tutto alla lettera ogni
regolamento avrà dei buchi, se invece interpreti
il senso della cose, tutto è più semplice.
Il regolamento di gioco non è di certo perfetto,
ma è quanto di meglio ci sia mai stato e molte
polemiche sulle regole nascono in realtà da una
mancato concepimento del concetto di fondo della regola.
Se per assurdo io ad esempio scrivo che è proibito
usare le basi rosse vuole dire che il resto è ammesso,
ma se un giocatore asserisce che non puoi usare quelle
verdi perché non c’è scritto che si
può, capisci che siamo al punto di partenza. Una
cosa è certa, troppa gente negli ultimi anni parla
senza avere lo spessore critico e sportivo per farlo.
In quanto alla formula svizzera, io penso che dovrebbe
essere la formula di torneo più adottata. I tornei
di scacchi si giocano tutti con questa formula. Garantisce
a tutti lo stesso numero di partite e quindi trattiene
tutti fino alla fine. Ma la filosofia ‘ calciofila
‘ del movimento italiano non è ancora in
grado di assimilarlo.
8.
Con il nuovo consiglio appena nato ci sono tante persone
e tanti ruoli; non pensi che con cosi’ tante persone
e tante teste si possa sprecare tempo ed energie preziose
perdendo un po’ in autonomia, essenziale non solo
tra le singole parti, ma anche per i singoli progetti?
Quando
il Presidente De Francesco mi ha chiamato per espormi
il suo progetto di Consiglio allargato a 13 membri, ammetto
che ho avuto mille perplessità. Ho accettato perché
comunque ho voluto mantenere il mio impegno con i tesserati
pur con molte riserve. Fondamentalmente ho risposto a
Stefano che non capivo ma mi adeguavo, dandogli fiducia
nel fatto che magari potesse vedere cose che avevo difficoltà
a vedere. Fermo restando che le persone che fanno parte
del Consiglio sono tutte di mio gradimento e per alcune
nutro profonda stima, resta il fatto che tredici persone
in un consiglio Federale sono forse troppe, ma mi auguro
per il bene di tutti di sbagliare. Come concetto io resto
fedele all’ organigramma della fistf, che per anni
è stato utilizzato anche nella FISCT, con al limite
l’ allargamento di ogni singolo Dipartimento ad
altre persone non facenti parte del Consiglio. Ad esempio
il belga Perdaens da anni tiene la classifica internazionale,
ma non fa parte del Board, in quanto e considerato un
sottogruppo del Dipartimento Sport.
9.
Parliamo dello Stella che è per te un po’
come un figlio: negli ultimi anni vi siete ancora una
volta ricompattati riuscendo a vincere molti tornei ma
non riuscendo ancora ad essere competitivi nella massima
serie, come mai?
E’
una bella domanda che probabilmente come risposta prevede
un insieme di domande intermedie. Ma prima di tutto bisogna
considerare la reale consistenza attuale dello Stella
Artois. Per molti lo Stella è una squadra che appartiene
più al passato che al presente, ma si sbaglia di
grosso. Tanto per cominciare lo Stella è l’
unica squadra della storia ad aver vinto tornei internazionali
schierando due squadre completamente differenti a distanza
di dieci anni, è questo conferma l’ esistenza
del club nelle alte sfere, anche se negli anni a dovuto
rinunciare a molti campioni ormai appagati dalla loro
carriera. Ma torniamo al punto in questione, il campionato.
Uno dei problemi dello Stella è proprio quello
che è obbligato a giocare per il vertice sempre
e comunque, e che quindi mal si adegua alle fasce intermedie
alle quali per ironia della sorte è costretto negli
ultimi 4 anni. E’ evidente comunque che il fattore
che manca alla squadre è la continuità.
Noi siamo in grado di impattare se non battere i più
forti, come purtroppo incappare in passi falsi che tolgono
punti alla classifica e morale ai giocatori. Penso che
un dato statistico dell’ anno passato rappresenti
bene questo fatto: nello scorso campionato abbiamo battuto
2 volte su 2 il Black Rose per giungere dietro in classifica;
è chiaro che c’è qualcosa di strano.
Penso dunque che la continuità sia la risposta.
10.
In Coppa Europa a Vienna si sono viste squadre con la
S maiuscola ma senza grandi campionissimi (Mattersburg
e Charleroi su tutte); cosa è mancato allo Stella
per centrare un risultato storico?
Potrei
dire un po’ di fortuna ma minimizzerei troppo la
faccenda. In realtà la scorsa Coppa Europa è
stata una delle competizioni più affascinanti della
storia ed ha riportato a galla dei valori che sembravano
dimenticati. Questo penso sia un bene per il nostro sport,
anche perché i risultati di Vienna potrebbero e
dovrebbero dare nuova linfa a squadre che in qualche modo
si sentivano tagliate fuori dalla lotta per il vertice
da una corsa un po’ troppo esasperata al successo
ad ogni… costo. Lo Stella Artois rientra in pieno
in questa logica ed aver riassaporato le zone alte continentali
devo dire che mi ha dato un piacere che non assaporavo
dal 1999. Ma sto un po’ divagando. Probabilmente
la risposta più facile che verrebbe alla gente
è che ci sono mancate le palle. In realtà
non è stato questo il problema o per lo meno loro
ne hanno avute di più, ma quello che il Mattersburgh
ha scritto a Vienna è stata una pagina di storia
dello sport. Da come era iniziato il match e per tutto
il primo tempo sembrava che la vittoria non potesse scapparci,
ma poi loro sono stati bravi a prendere l’ inerzia
della partita e a farla propria. E’ assolutamente
il punto dove bisogna più lavorare all’ interno
del club, quello del mantenimento della concentrazione
e condizione durante una partita.
11.
Nei avrai visti veramente tanti in questi vent' anni,
ma citiamo almeno tre top players del passato (o anche
attuali) che davvero ti hanno impressionato.
E’
veramente difficile rispondere ad una domanda del genere.
Il gioco ha avuto una evoluzione di materiali che ha di
molto appiattito le differenze tecniche ( un po’
quello che è successo nel tennis ) ma al tempo
stesso a dato ancor più risalto all’ aspetto
tattico e mentale del gioco che di fatto poi è
sempre stato il tassello più importante nella verifica
del livello di un giocatore. Sparerò qualche nome.
Le Roi per eccellenza resterà sempre e comunque
Renzo Frignani. La semplicità e la risolutezza
del suo gioco resterà unica nella storia e il resto
lo dicono i titoli vinti. Direi Guimaraes per la capacità
di rendere il gioco il più facile possibile. Si
può essere ammirati per un giocatore che fa agganci
pirotecnici o numeri incredibili, Vasco è il contrario,
la sua forza è quella di non dover quasi mai arrivare
a fare il numero. Il terzo è Bolognino, che da
anni ci delizia con il suo gioco ampio e divertente. In
sostanza io adoro chi attacca e Bolognino è incarnazione
di questo tipo di giocatore. Fare tre nomi è un
po’ poco però e quindi alla lista aggiungerei:
la difesa di Scagni, il lancio di De Francesco, il tiro
di Di Vincenzo e Cappellacci, l’ intelligenza di
Baglietto, la verticalizzazione di Funaro, il portiere
di Lenz, l’ entrata di Delogne e Giulianini, il
talento puro di Cristian Filippella, l’ enorme capacità
di apprendimento di Nastasi, dote fondamentale di chi
campione non nasce ma di certo lo è diventato.
Dimenticavo la tenacia di ‘ macumbero ‘ Mattiangeli.
12.
Da dirigente: progetti per il futuro? E da giocatore ce
l’hai un sogno ancora nel cassetto?
Da
dirigente i progetti e le speranze che ripongo nel futuro
sono sempre le stesse, e cioè il mantenimento di
tutto ciò che abbiamo ottenuto in questi anni e
soprattutto una maggiore attenzione da parte di tutto
il movimento per le categorie minori che in realtà
sono il vero motore della di qualsiasi federazione sportiva.
E’ chiaro che il sogno definitivo sarebbe quello
di poter vedere un giorno la diretta televisiva dei campionati
italiani, ma tutto sommato questo sogno oggi è
meno lontano che in passato. Da giocatore mi sono ripromesso
di far dimenticare la seconda parte del 2004 e soprattutto
di dare sempre di più anche come giocatore allo
Stella Artois, magari giocando la famosa partita della
domanda precedente…